Il 2026 si apre con prospettive onerose per il sistema produttivo lombardo, in particolare per la provincia di Brescia, dove la spesa per l’energia elettrica è destinata a crescere di oltre 550 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Un incremento significativo che riflette le tensioni sui mercati internazionali e mette sotto pressione uno dei principali poli industriali del Paese.
Nel territorio bresciano, infatti, l’energia rappresenta un elemento fondamentale per il funzionamento dell’economia locale. Settori come acciaio, meccanica e lavorazioni industriali dipendono in modo diretto dai costi energetici, che incidono in maniera determinante sui processi produttivi. L’aumento delle tariffe si traduce quindi in una compressione dei margini, già ridotti dall’inflazione e dal rallentamento della domanda.
Alla base dei rincari vi è un contesto globale caratterizzato da nuove instabilità geopolitiche, in particolare nelle aree del Medio Oriente e del Golfo, che stanno influenzando i prezzi delle materie prime energetiche. Il gas, in particolare, si conferma come il principale indicatore della crisi, con effetti a cascata anche sul costo dell’elettricità .
Secondo le stime del Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, la spesa complessiva regionale per energia elettrica e gas passerà da 23,6 miliardi a oltre 28,8 miliardi di euro tra il 2025 e il 2026, segnando un aumento del 22%. Il gas registra la crescita più marcata, con un incremento del 28%, mentre l’energia elettrica segna un aumento del 19%, in parte mitigato dal contributo delle fonti rinnovabili.
In Lombardia, la distribuzione dei costi energetici evidenzia un equilibrio tra settore domestico e comparto industriale, entrambi attorno al 29% della spesa complessiva. Anche i condomini, tipici del contesto urbano regionale, risultano particolarmente esposti, contribuendo a un aumento stimato di oltre 850 milioni di euro per questi ambiti.
Il comparto manifatturiero si conferma il principale consumatore di energia elettrica, rappresentando il 47% della spesa totale regionale. Questo dato spiega perché province ad alta vocazione industriale come Brescia risultino tra le più colpite. In queste aree, l’energia non è soltanto un costo operativo, ma una vera e propria materia prima indispensabile alla produzione.
Non solo industria: anche il settore dei servizi dovrà affrontare un incremento rilevante dei costi, superiore agli 830 milioni di euro. Commercio e attività professionali registreranno rincari più contenuti, ma comunque significativi, mentre le famiglie vedranno un aumento della spesa domestica superiore al mezzo miliardo.
La distribuzione geografica degli aumenti segue quella della produttività regionale. Milano guida la classifica per valore assoluto, ma Brescia si conferma uno dei territori più esposti, seguita da Bergamo, Cremona e Varese. Una mappa che coincide con il cuore industriale della Lombardia e dell’intero sistema economico nazionale.
L’evoluzione dei prezzi energetici continuerà a rappresentare una variabile chiave nei prossimi mesi, con ripercussioni dirette sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.
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