Un sistema strutturato di sfruttamento della manodopera è emerso tra la Bassa bresciana e la Franciacorta, dove decine di lavoratori stranieri venivano impiegati nei vigneti in condizioni estreme, con paghe irrisorie e alloggi degradanti. L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Rovato ha portato alla luce un’organizzazione criminale dedita al caporalato, coinvolgendo cinque cantine del territorio.
Al centro dell’inchiesta c’è un meccanismo articolato che partiva dal reclutamento all’estero. Molti lavoratori provenivano dall’India e pagavano fino a 21mila euro per arrivare in Italia, con la promessa di un impiego regolare. Una volta giunti nel Paese, venivano invece inseriti in un circuito illegale fatto di turni massacranti e diritti negati.
Le condizioni di lavoro risultavano particolarmente critiche. In alcuni casi la retribuzione scendeva fino a 1,54 euro l’ora, ben al di sotto di qualsiasi standard contrattuale. Le ore lavorate spesso non venivano registrate correttamente, aumentando ulteriormente il divario tra lavoro svolto e compenso percepito.
Oltre allo sfruttamento lavorativo, emergono gravi criticità anche sul piano abitativo. I braccianti vivevano in strutture precarie, prive dei requisiti minimi di dignità, rafforzando una condizione di dipendenza totale dai caporali e dai gestori del sistema.
L’indagine ha evidenziato un giro d’affari stimato in circa 19 milioni di euro. Un volume economico rilevante costruito sulla compressione dei costi del lavoro e sull’impiego di manodopera irregolare, che avrebbe alimentato una filiera parallela nel settore vitivinicolo.
Le attività investigative hanno permesso di ricostruire l’intera rete organizzativa, individuando responsabilità e modalità operative. Il sistema si basava su un controllo capillare dei lavoratori, dalla fase di reclutamento fino alla gestione quotidiana nei campi, con pratiche riconducibili al caporalato.
Il caso solleva interrogativi rilevanti sul controllo della filiera agricola. La presenza di situazioni di sfruttamento in un comparto legato a produzioni di qualità evidenzia criticità strutturali, che richiedono interventi mirati per garantire legalità e trasparenza.
Le autorità sottolineano come operazioni di questo tipo siano fondamentali per contrastare fenomeni diffusi ma spesso difficili da individuare. L’emersione di queste pratiche rappresenta un passo importante nella tutela dei diritti dei lavoratori, oltre che nella salvaguardia della concorrenza leale tra imprese.
Il quadro che emerge dall’inchiesta descrive una realtà complessa, in cui lo sfruttamento della manodopera diventa un elemento centrale di un sistema economico illegale, capace di infiltrarsi in settori produttivi strategici.
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