Maltrattamenti su una bimba disabile, condannata educatrice scolastica

La Corte d’Appello aumenta la pena a 2 anni e 6 mesi per l’assistente accusata di violenze su una bambina autistica seguita in una scuola primaria della Bassa

È stata condannata a 2 anni e 6 mesi di reclusione l’educatrice scolastica accusata di avere maltrattato una bambina disabile all’interno di una scuola elementare della Bassa. La sentenza è stata pronunciata oggi, 14 maggio, nel processo di secondo grado.

La donna era imputata per lesioni aggravate e maltrattamenti nei confronti di una bambina affetta da autismo, che all’epoca dei fatti aveva 6 anni. L’educatrice svolgeva il ruolo di assistente ad personam e seguiva quotidianamente la minore durante le attività scolastiche.

La Corte d’Appello ha accolto la richiesta avanzata dall’accusa, aumentando la pena rispetto alla condanna di primo grado che aveva fissato la reclusione a un anno. La difesa aveva invece chiesto l’assoluzione completa per entrambe le contestazioni.

L’inchiesta era partita nei primi mesi del 2022 dopo alcuni sospetti emersi in ambito familiare e scolastico. Le indagini erano state condotte dai carabinieri, che avevano successivamente installato telecamere all’interno dell’aula frequentata dalla bambina per verificare le presunte violenze.

Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento giudiziario, le immagini registrate avrebbero documentato comportamenti ritenuti incompatibili con il ruolo educativo ricoperto dalla donna. L’educatrice era stata arrestata nell’aprile di quattro anni fa, per poi essere scarcerata e sottoposta alla misura degli arresti domiciliari.

Il caso aveva suscitato forte attenzione per la particolare vulnerabilità della vittima, una bambina con disturbo dello spettro autistico affidata alla supervisione dell’assistente scolastica durante l’orario delle lezioni.

Nel corso del processo è stata ascoltata anche la madre della minore, che aveva raccontato ai giudici i cambiamenti notati nel comportamento della figlia durante quel periodo. La donna aveva riferito di lividi trovati sul corpo della bambina e di un crescente rifiuto nei confronti della scuola.

“Mia figlia non voleva più andare a scuola”, aveva dichiarato la madre davanti alla Corte, spiegando che dopo il trasferimento in un altro istituto non sarebbero più comparsi segni sospetti sul corpo della bambina.

La testimonianza della famiglia ha rappresentato uno degli elementi centrali del procedimento, insieme alle prove raccolte durante le indagini dei carabinieri. L’accusa aveva sostenuto che la minore fosse stata sottoposta a comportamenti violenti e vessatori nel contesto scolastico.

Con la sentenza di secondo grado, la posizione dell’educatrice si è aggravata rispetto al primo giudizio. La Corte ha infatti riconosciuto la responsabilità della donna sia per il reato di maltrattamenti sia per quello di lesioni aggravate, aumentando sensibilmente la pena.

La vicenda riporta l’attenzione sul tema della tutela dei minori fragili all’interno delle strutture scolastiche e sull’importanza dei controlli nei contesti educativi dedicati agli studenti con disabilità.

Il procedimento giudiziario si inserisce tra i casi che negli ultimi anni hanno portato all’utilizzo di strumenti investigativi come le telecamere nascoste per verificare presunti abusi ai danni di persone vulnerabili in scuole, strutture assistenziali e centri educativi.

Redazione

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