Dal 30 novembre 2025 ogni autovelox non censito sulla piattaforma ministeriale è da considerarsi disattivato. È quanto prevede il decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 settembre, che imponeva agli enti locali e alle forze dell’ordine la comunicazione obbligatoria di ogni dispositivo di rilevamento della velocità, pena la nullità delle sanzioni elevate.
L’inadempienza comporta conseguenze immediate: gli autovelox non registrati non possono più essere utilizzati e le eventuali multe emesse dopo tale data sono da ritenersi nulle. Una svolta normativa importante, che da un lato tutela i cittadini, dall’altro mette sotto pressione i Comuni, preoccupati per la perdita di entrate e per le implicazioni legali.
Brescia: 85 dispositivi regolarmente dichiarati
In provincia di Brescia, sono 85 gli autovelox risultanti nella piattaforma del Mit, oltre a quelli collocati in autostrada e gestiti dalla Polizia Stradale. Si tratta di un numero rilevante, ma che lascia fuori molti dispositivi potenzialmente attivi fino al giorno prima, ora destinati allo spegnimento.
Il nuovo sistema di tracciamento si basa su un portale pubblico, accessibile a tutti i cittadini. Basta digitare “cmbs” (il codice territoriale della provincia di Brescia) nella barra di ricerca per consultare l’elenco ufficiale degli apparecchi censiti, con informazioni su localizzazione, modello, conformità e omologazione.
Codacons: “Multe nulle e più trasparenza per i cittadini”
Il Codacons, tra le principali associazioni dei consumatori, ha accolto con favore la misura: “È un passo avanti per la trasparenza e la tutela dei diritti degli automobilisti”, afferma in una nota. L’associazione ricorda che le sanzioni elevate da autovelox non comunicati saranno annullabili a tutti gli effetti, e invita i cittadini a verificare sempre la presenza del dispositivo sull’elenco nazionale.
Il decreto ministeriale stabilisce che la registrazione è condizione necessaria per il legittimo utilizzo degli autovelox, e ribadisce il termine ormai superato: 60 giorni di tempo a partire dal 29 settembre. Chi non ha adempiuto entro il 28 novembre, ha perso la possibilità di utilizzare i dispositivi in modo regolare.
L’ombra lunga del problema omologazione
Oltre al censimento, resta irrisolto il nodo dell’omologazione, che complica ulteriormente il quadro. Una sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024 ha stabilito che le multe emesse da dispositivi approvati ma non formalmente omologati sono da ritenersi nulle.
Secondo i dati del Codacons, quasi il 60% degli autovelox fissi e il 67% di quelli mobili non è omologato, ma solo approvato, spesso prima del 2017, anno ritenuto spartiacque dalla giurisprudenza. Questo ha già innescato una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti, destinata ad aumentare con l’introduzione del nuovo sistema.
Cosa cambia per gli automobilisti
La novità più rilevante per i cittadini è la possibilità di verificare in tempo reale la regolarità dei dispositivi tramite il sito ufficiale del Mit. In caso di sanzione, sarà possibile:
-
Controllare se l’autovelox era regolarmente registrato
-
Richiedere la prova dell’omologazione del dispositivo
-
Contestare la multa in caso di irregolarità
Gli esperti legali prevedono un boom di ricorsi, inizialmente legati alla mancata registrazione, e successivamente all’assenza di omologazione, aspetto che resta ancora critico a livello nazionale.
Impatto economico per i Comuni
La misura ha forti implicazioni economiche per le amministrazioni locali. Solo nelle 20 principali città italiane, gli autovelox hanno fruttato oltre 203 milioni di euro in tre anni (2022-2024). In centri come Lonato, ad esempio, si contano 3,85 milioni di euro di sanzioni solo tra il 2023 e il 2025. Una cifra destinata a calare se i dispositivi resteranno inattivi o se verranno annullate le multe emesse senza i requisiti di legge.
Seguici su
Aggiungi bresciatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.