UniCredit cambia le regole dello smart working, cresce la tensione con i sindacati
Il futuro dello smart working in UniCredit diventa motivo di confronto tra i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali. Una comunicazione interna attribuita all’amministratore delegato Andrea Orcel ha annunciato una revisione delle modalità di utilizzo del lavoro agile, suscitando preoccupazione tra i dipendenti del gruppo bancario.
La questione riguarda anche il territorio bresciano, dove UniCredit conta circa 900 lavoratori, potenzialmente interessati dalle nuove disposizioni che potrebbero entrare in vigore nei prossimi mesi.
Secondo quanto riferito dalle rappresentanze sindacali, la banca avrebbe deciso di intervenire sulle regole che attualmente consentono ai dipendenti di organizzare parte dell’attività lavorativa da remoto, con particolare flessibilità nelle giornate di lunedì e venerdì.
La nuova impostazione aziendale prevederebbe una riduzione significativa delle possibilità di ricorrere allo smart working, modificando un’organizzazione del lavoro ormai consolidata per una parte del personale.
La decisione ha provocato una reazione immediata delle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto chiarimenti alla direzione e non escludono iniziative di protesta qualora non venga raggiunta una soluzione condivisa.
Smart working UniCredit, cosa cambierà da gennaio
La revisione annunciata dai vertici del gruppo bancario prevede un’applicazione progressiva delle nuove disposizioni.
In una prima fase, i dirigenti delle prime linee aziendali non potranno più utilizzare ordinariamente lo smart working, salvo situazioni eccezionali da concordare preventivamente.
La limitazione, secondo quanto comunicato dai sindacati dopo l’incontro con l’azienda, dovrebbe successivamente essere estesa alla generalità del personale.
Il cambiamento più rilevante è previsto a partire da gennaio 2027, quando le nuove indicazioni dovrebbero interessare sostanzialmente tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori.
Attualmente il sistema organizzativo consente una maggiore flessibilità nella distribuzione delle giornate di lavoro da remoto, soprattutto all’inizio e alla fine della settimana.
L’eventuale ridimensionamento di questa possibilità potrebbe quindi modificare le abitudini professionali e personali di numerosi dipendenti.
Al momento, tuttavia, non sono stati indicati nel dettaglio tutti i criteri applicativi delle nuove disposizioni per le diverse categorie di personale.
I sindacati chiedono chiarimenti dopo la comunicazione di Andrea Orcel
La vicenda ha preso avvio da una lettera indirizzata dall’amministratore delegato Andrea Orcel ai principali dirigenti di UniCredit.
Il contenuto della comunicazione, una volta conosciuto dalle rappresentanze dei lavoratori, ha determinato la richiesta di un incontro urgente con la direzione aziendale.
Il confronto è stato organizzato il giorno successivo alla diffusione delle indicazioni.
Al tavolo hanno partecipato le organizzazioni sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin, che hanno successivamente diffuso una nota congiunta.
Secondo quanto riportato dai sindacati, durante l’incontro la banca avrebbe confermato la volontà di modificare in tempi brevi le condizioni di accesso al lavoro agile.
Le rappresentanze dei dipendenti hanno espresso una posizione contraria, contestando soprattutto il carattere unilaterale della decisione.
La critica riguarda non soltanto il contenuto delle nuove disposizioni, ma anche il metodo con cui sarebbero state definite, senza un preventivo accordo con le organizzazioni sindacali.
Lavoratori contrari alla riduzione del lavoro agile
Per i sindacati, il ridimensionamento dello smart working rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto alle esigenze espresse dai dipendenti.
Le organizzazioni sottolineano come, negli ultimi anni, la flessibilità lavorativa sia diventata uno strumento importante per conciliare gli impegni professionali con quelli personali e familiari.
La richiesta sindacale non era quella di limitare il lavoro da remoto, ma di ampliarne le possibilità di utilizzo, coinvolgendo anche categorie di personale che attualmente ne beneficiano in misura ridotta.
In particolare, le rappresentanze avevano auspicato un’estensione dello smart working ai lavoratori della rete commerciale, seguendo esperienze già adottate in altri gruppi bancari.
La prospettiva di una restrizione viene quindi considerata in contrasto con le richieste di maggiore flessibilità provenienti dal personale.
Secondo i sindacati, la presenza fisica in ufficio non dovrebbe essere considerata l’unico parametro per valutare l’efficacia dell’attività lavorativa.
Il confronto si concentra sulla possibilità di mantenere modalità organizzative flessibili senza compromettere gli obiettivi aziendali e la qualità del servizio.
I risultati economici di UniCredit al centro delle critiche
Nella nota congiunta, le organizzazioni sindacali hanno richiamato anche l’andamento economico del gruppo bancario.
In particolare, hanno ricordato che UniCredit ha registrato 22 trimestri record consecutivi, sottolineando il contributo fornito dal personale al raggiungimento di questi risultati.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, le performance aziendali dimostrerebbero che l’organizzazione attuale, comprensiva delle giornate di lavoro agile, non ha impedito alla banca di conseguire risultati positivi.
Le organizzazioni sindacali ritengono quindi che non vi siano ragioni sufficienti, almeno sulla base delle informazioni finora comunicate, per procedere a una riduzione così ampia della flessibilità .
Il richiamo ai risultati economici viene utilizzato per sostenere la necessità di riconoscere il ruolo dei dipendenti nel percorso di crescita del gruppo.
La posizione sindacale è che i successi aziendali siano stati raggiunti anche grazie al lavoro svolto da remoto, comprese le giornate di lunedì e venerdì oggi al centro della revisione.
UniCredit a Brescia, circa 900 dipendenti interessati
Le possibili modifiche allo smart working riguardano un gruppo bancario presente su tutto il territorio nazionale, ma potrebbero avere conseguenze concrete anche per l’occupazione locale.
Nella provincia di Brescia lavorano circa 900 dipendenti UniCredit, una presenza significativa nel settore dei servizi bancari.
Per una parte del personale, la possibilità di svolgere attività da remoto rappresenta uno strumento di organizzazione della settimana lavorativa.
Una riduzione delle giornate disponibili potrebbe comportare una maggiore necessità di spostamenti verso gli uffici e una diversa gestione degli impegni quotidiani.
Le conseguenze effettive dipenderanno comunque dalle modalità con cui la banca applicherà le nuove disposizioni e dalle eventuali eccezioni previste.
La questione assume quindi rilievo anche a livello territoriale, soprattutto per i dipendenti che hanno organizzato le proprie attività sulla base degli accordi e delle prassi attualmente in vigore.
Non solo smart working: le altre questioni aperte con la banca
La contestazione delle organizzazioni sindacali non riguarda esclusivamente il lavoro agile.
Nella comunicazione congiunta vengono richiamati anche altri temi considerati prioritari per le condizioni di lavoro all’interno del gruppo.
Tra questi figura il progetto di ampliamento degli orari di apertura delle filiali, che potrebbe incidere sull’organizzazione dei turni e sulla distribuzione delle attività .
Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dalle limitazioni allo smart learning, ossia alle modalità di formazione a distanza.
Le organizzazioni sindacali segnalano inoltre problemi legati alla carenza di personale, all’aumento dei carichi di lavoro e alle pressioni operative e commerciali.
Si tratta di questioni che, secondo i rappresentanti dei dipendenti, dovrebbero essere affrontate attraverso un confronto complessivo con l’azienda.
La revisione dello smart working rischia quindi di inserirsi in un quadro di tensioni più ampio, nel quale vengono discusse differenti modalità di gestione e organizzazione del lavoro bancario.
Sindacati pronti alla mobilitazione se UniCredit non cambia posizione
Le cinque organizzazioni sindacali hanno chiesto alla direzione di riconsiderare le indicazioni annunciate.
Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin auspicano un ripensamento da parte di UniCredit, con l’obiettivo di evitare una riduzione generalizzata delle possibilità di lavoro agile.
In assenza di un cambiamento, i sindacati hanno dichiarato di essere pronti a valutare iniziative di mobilitazione utilizzando gli strumenti a loro disposizione.
Non è stata tuttavia annunciata, sulla base delle informazioni disponibili, una data per eventuali scioperi o altre forme specifiche di protesta.
La mobilitazione resta quindi una possibilità legata all’evoluzione del confronto tra le parti.
Il nodo principale riguarda la ricerca di un equilibrio tra le scelte organizzative della banca e le richieste dei dipendenti in materia di flessibilità .
I prossimi mesi saranno determinanti per comprendere se le nuove regole entreranno in vigore secondo le modalità annunciate oppure se verranno modificate attraverso il dialogo sindacale.
Per i circa 900 lavoratori UniCredit della provincia di Brescia, così come per i colleghi delle altre sedi italiane, il tema dello smart working rimane dunque una delle principali questioni aperte in vista del 2027.
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