L’incontro politico in Loggia del 5 giugno, convocato con l’intento di rasserenare i rapporti interni alla Giunta comunale di Brescia e chiarire la posizione del Partito Democratico, si è rivelato meno risolutivo del previsto. Nonostante le dichiarazioni ufficiali di facciata, la distanza tra la sindaca e alcune componenti dem rimane ampia e, anzi, il confronto ha evidenziato tensioni irrisolte.
I vertici provinciali e cittadini del Pd, rappresentati da Marco Zanardi, Roberto Cammarata e Alessandro Omodei, hanno cercato di presentare l’appuntamento come un passo verso l’unità, ma le loro dichiarazioni post-vertice, seppur moderate nei toni, non nascondono le fratture politiche sottotraccia. Un esempio su tutti è il riferimento alla “fiducia” della sindaca verso il vicesindaco Federico Manzoni, tema che avrebbe dovuto essere chiarito durante l’incontro, ma che è stato trattato con ambiguità.
La linea difensiva dei dem ha tentato di blindare Manzoni e gli assessori Pd, respingendo i venti di rimpasto. Tuttavia, la narrazione di una ritrovata coesione risulta forzata, specie se confrontata con la mancata condivisione interna tra segreteria provinciale e cittadina, sintomo di una dialettica ancora accesa tra correnti. La gestione del caso metrò a Concesio, ad esempio, aveva già rivelato la fragilità del rapporto tra la sindaca Laura Castelletti e la sua Giunta, e ora il rischio è che si stia ripetendo uno schema di apparente pacificazione, dietro cui permane un disagio politico profondo.
Il Pd, in questo contesto, fatica a mostrarsi compatto. Le divergenze tra la segreteria provinciale – con Zanardi molto presente sulle questioni della Loggia – e quella cittadina, guidata da Cammarata, lasciano intendere che le tensioni interne non sono solo amministrative ma anche organizzative. Si profila così un partito che, nonostante gli sforzi di mediazione, non riesce a garantire pieno sostegno alla maggioranza, e quindi nemmeno alla sindaca.
Il clima in Giunta resta instabile, con la prospettiva di un rimpasto che non può essere escluso, né a breve né nel medio periodo. Una possibilità che dipenderà sia dalla gestione dei dossier amministrativi in scadenza – rifiuti, piano casa, holding – sia da quanto i contrasti politici saranno messi da parte in nome dell’efficienza amministrativa. Una coesione che la sindaca considera essenziale per portare avanti il mandato, ma che al momento appare più invocata che reale.
Come sottolineato dal segretario cittadino Cammarata, serve “uno scatto amministrativo”. Ma perché questo si realizzi, occorre una base solida di compattezza interna ai partiti, a cominciare proprio dal Pd. L’orizzonte del mandato è ancora lungo – due anni e mezzo – e appare difficile immaginare un cammino senza ulteriori scosse.
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