Carpenedolo, il Comitato diffida i Comuni: stop al progetto dell’impianto rifiuti

Il fronte «Impatto Zero» passa alle vie legali: diffida giudiziaria a sindaci e amministratori. Contestata la decisione di finanziare le spese per la valutazione ambientale con fondi comunali

Dalla protesta alla battaglia legale. È questo il passo compiuto dal comitato Impatto Zero Acquafredda Carpenedolo contro il progetto di realizzazione di un impianto integrato per il trattamento, lo stoccaggio e la selezione dei rifiuti urbani a servizio dei Comuni della Valle Sabbia e della Bassa Bresciana Orientale.

Nelle scorse ore il comitato ha inviato una diffida giudiziaria indirizzata a sindaci, assessori, consiglieri comunali, segretari, responsabili tecnici ed economici, componenti dell’Oiv e revisori dei conti, intimando la sospensione immediata di ogni atto legato all’iter di autorizzazione.

Il progetto contestato

Il piano, avviato ai tempi della giunta Tramonti, sembrava ormai accantonato dopo la mancata aggiudicazione della gara. Tuttavia, lo scorso 9 giugno i Comuni coinvolti hanno deciso di procedere comunque con una Valutazione integrata ambientale, finanziando le consulenze con 80.036 euro a carico dei bilanci comunali e non con fondi Pnrr.

Il nodo principale resta quello delle tempistiche: il termine fissato dal Governo per la conclusione dei lavori è aprile 2026, ma ad oggi non sono arrivate conferme su eventuali proroghe.

Secondo il comitato, dal verbale della Conferenza dei servizi emergono “elementi inquietanti”: rassicurazioni ai progettisti sull’assenza di necessità della Via, ipotesi di sforamento dei termini Pnrr e assegnazioni non autorizzate. «Presenteremo un esposto alla Corte dei Conti – annunciano – affinché sia valutato un possibile danno erariale».

La diffida

Con la diffida, i Comuni vengono intimati a rivedere la decisione di impegnare fondi propri per proseguire l’iter. «È impensabile rilanciare il progetto a dieci mesi dalla scadenza dei termini – afferma la presidente Laura Zaniboni –. Si spera in una proroga di due anni? Il nostro territorio va difeso e tutelato nella sua vocazione agricola».

La vicenda entra dunque in una nuova fase, con uno scontro che dal livello politico rischia ora di spostarsi nelle aule giudiziarie.

Redazione

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