Comuni montani, polemica nel Bresciano per le nuove esclusioni

Nel dossier del Governo restano fuori diversi centri del territorio. Il deputato Pd Girelli parla di scelte penalizzanti per le comunità locali.

Esplode una nuova polemica politica sulla riclassificazione dei Comuni montani decisa dal Governo, un provvedimento che ridefinisce l’elenco delle località riconosciute come territori di montagna. Nel documento definitivo emergono infatti alcune esclusioni che riguardano direttamente la provincia di Brescia, con diversi centri che non rientrano più nella classificazione.

A sollevare la questione è stato il deputato bresciano del Partito Democratico Gian Antonio Girelli, che ha criticato duramente le scelte contenute nel dossier finale. Secondo il parlamentare, le decisioni adottate dal Governo risultano difficili da comprendere e rischiano di penalizzare numerose comunità locali.

Nel nuovo assetto restano esclusi dalla classificazione montana alcuni comuni del territorio bresciano che in passato erano stati considerati parte delle aree montane o inseriti nei sistemi delle comunità montane. Tra questi figurano Gussago, Iseo, Monte Isola, Roè Volciano, Sabbio Chiese e Salò.

Secondo Girelli si tratta di una scelta che solleva interrogativi sia sul piano tecnico sia su quello politico. Il deputato sostiene infatti che i criteri utilizzati per la riclassificazione siano stati modificati più volte durante il percorso di definizione del provvedimento, arrivando a un risultato finale che continua a produrre esclusioni ritenute arbitrarie o incoerenti rispetto alla realtà territoriale.

Il parlamentare collega inoltre la vicenda ad altre questioni infrastrutturali e amministrative che negli ultimi mesi hanno coinvolto il territorio bresciano. Tra queste cita anche il dibattito sulla Corda Molle, sottolineando come diverse decisioni recenti abbiano generato tensioni tra istituzioni locali e Governo centrale.

Secondo Girelli, questi episodi evidenzierebbero una difficoltà nel gestire in modo coordinato le esigenze dei territori, con scelte che rischiano di creare incertezza per amministrazioni comunali e cittadini. Nel suo intervento il deputato ha criticato anche il ruolo della Lega, accusata di non aver difeso adeguatamente gli interessi delle comunità locali.

Il tema della classificazione dei comuni montani non riguarda soltanto una definizione amministrativa. Essere riconosciuti come territorio montano comporta infatti l’accesso a specifiche risorse economiche, programmi di sviluppo e politiche di sostegno, pensate per affrontare le difficoltà tipiche delle aree più periferiche.

Tra gli obiettivi di queste politiche figurano il contrasto allo spopolamento, il miglioramento delle infrastrutture e il sostegno alle attività economiche locali. Per questo motivo, secondo Girelli, l’esclusione di alcuni territori dalla classificazione potrebbe avere conseguenze concrete sul futuro delle comunità interessate.

Il deputato ha sottolineato come molti dei comuni esclusi facciano parte di sistemi territoriali storicamente legati alle aree montane, sia dal punto di vista geografico sia da quello amministrativo. La loro esclusione, secondo il parlamentare, rischia quindi di indebolire l’equilibrio dei territori e ridurre le opportunità di sviluppo disponibili per queste realtà locali.

La vicenda potrebbe ora aprire una nuova fase di confronto politico e istituzionale. Girelli ha infatti annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia politica per chiedere una revisione delle scelte contenute nel dossier, con l’obiettivo di ottenere criteri più chiari e coerenti nella definizione delle aree montane.

Il tema resta quindi al centro del dibattito tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali. La classificazione dei Comuni montani rappresenta infatti uno strumento fondamentale per la pianificazione delle politiche territoriali, con ricadute dirette sulle risorse disponibili e sulle strategie di sviluppo delle comunità coinvolte.

Redazione

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